Teologia dal basso
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focus del mese

La pazienza dell'etica

La complessità della vita contemporanea mette impazienza. Di fronte ai problemi molto complessi che si presentano nei vari campi della vita umana, c’è chi subito getta la spugna. Ecco, da una parte, i disfattisti, che non hanno pazienza di cercare dei sentieri. Sul versante opposto, c’è chi proclama le proprie soluzioni: ecco i saputelli, anch’essi privi di quella pazienza richiesta per ragionare.

 

Nella società complessa l’«etica» può diventare la via della pazienza! Innanzitutto la pazienza di analizzare i problemi, che emergono quando le persone sono in azione nei campi della vita sociale. Qui occorre guardare attentamente: alcuni aspetti in gioco si vedono subito e altri solo dopo un po’. Alcune conseguenze sono immediate e altre a lungo termine. Quello che non emerge in superficie e resta nascosto talvolta è più importante di tutto. Senza la pazienza di analizzare, perciò, diventa difficile comprendere la vita umana.

 

Ci vuole pazienza anche nel valutare le soluzioni. Ci sono leggi giuste e leggi ingiuste: ciascuna di esse è formulata da esseri umani limitati. Ogni norma, che provenga dalla morale o dallo stato o dalle tradizioni, è un tentativo di indicare strade per la condotta umana. E’ uno strumento indispensabile, per non ridurre le attività umane a sottostare unicamente alle leggi della giungla. Ogni norma, tuttavia, è in movimento, va corretta ed aggiornata progressivamente. Senza questo continuo lavoro di perfezionamento, ciò che si presenta come una soluzione talvolta diventa fonte di nuovi problemi. Ma l’etica non perde la pazienza, cerca di affrontare anche questi nuovi problemi e di proporre soluzioni adeguate. La pazienza dell’etica è anche questo: tornare su problemi aperti, rifiutando soluzioni unilaterali. Essa si mette in ricerca ogni volta, senza disfattismo e con umiltà.

 

Nelle discussioni quotidiane, al bar o nelle riunioni di condominio, in consiglio comunale o nelle assemblee di ogni genere, manca spesso questa pazienza dell’etica. Spesso le proposte sono apodittiche, cioè enunciate come unica chance per chi voglia veramente risolvere un dato problema. Ad agire nel fondo degli animi è molte volte l’angoscia per i problemi aperti. Pare insopportabile non poterli risolvere facilmente e con un’unica linea di condotta.

 

Anche in ambienti più razionali, come quelli delle aule scolastiche, la pazienza dell’etica è merce rara. Prevale spesso il ricorso alle ideologie. Si analizzano i fatti della storia passata e contemporanea con filtri intellettuali che semplificano le vicende umane e piegano la realtà delle cose dentro la confezione di idee, grandi ma astratte. Messe alla prova dell’azione le ideologie molto spesso fanno perdere la pazienza e spingono verso la violenza oppure verso la delusione. La violenza coincide con l’eliminazione di aspetti rilevanti, che semplicemente non si vogliono considerare. La delusione coincide con un grande lamento per l’insipienza del mondo intero. Entrambe queste risposte, l’una più estroversa, l’altra più introversa, sono frutto di impazienza. 

 

L’etica può diventare una disciplina della mente per analizzare le azioni umane nelle loro molteplici conseguenze, valutare e comparare le proposte normative che vengono dalla morale, dalle leggi dello stato, dalle tradizioni, affrontare i nuovi problemi delle condotte umane, in vista di risposte migliori al compito mai finito di umanizzare noi stessi e le nostre società.

 

La teologia dal basso guarda con interesse all’etica e ne condivide la ricerca. Non tutto ciò che si presenta con il nome di «etica», tuttavia, corrisponde a questa umile ricerca dell’intelligenza. Anche questo abuso della parola «etica» rende complessa la vita moderna e richiede pazienza. I discorsi sull’etica negli ultimi decenni hanno logorato gli animi e alimentato molto scetticismo. Tuttavia sarebbe disfattismo rinunciare a questa via della ragione unicamente per delusione. Meglio valutare attentamente, riconoscere le contraffazioni e gli abusi degli eticismi, accettare la pazienza di cercare con intelligenza come salvaguardare l’umanità dei nostri comportamenti personali e sociali.

 

Non toccherà alla politica imporre l’etica ai cittadini. Ma dovranno essere loro, con la pazienza della propria ricerca etica, a condurre la politica a maturare. Cittadini impazienti aprono la via a politiche violente oppure involute, sterili, lamentose.

 

Anche questo sito di teologia dal basso si impegna ad offrire, nei prossimi mesi, nuovi spunti per esercitarsi nella pazienza dell’etica.

 

Giuseppe Pellegrino
SCUOLA DIOCESANA DI FORMAZIONE TEOLOGICA - Cuneo

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