Teologia dal basso
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Misurarsi con i limiti

Sulla via del progresso, come in ogni storia di amore, si incontrano pure le delusioni. Anche questo rispecchia la storia evolutiva della persona che, proprio nella cosiddetta età matura, maggiormente soffre per i traguardi non raggiunti. Non solamente eventuali insuccessi professionali o sociali, ma anche le difficoltà a proseguire sulla linea della maturazione personale provocano delusione. Si scopre di poter arrivare solamente fino a un certo punto, di non poter superare i difetti personali oltre una certa soglia, di conseguire progressi intellettuali, morali, spirituali limitati.

 

Quanto compare sulla linea del progresso personale – ben descritto da Romano Guardini (Cfr. R. GUARDINI, Etica, Morcelliana, Brescia 2001, 606-612) – si presenta anche su altri fronti del progresso contemporaneo. Un esempio istruttivo, studiato da Le Fanu, è quello della biomedicina: «I cinquant’anni di storia della medicina che seguirono il secondo conflitto mondiale sono una delle epoche di più alto progresso umano». Ma, raggiunto il culmine dell’ascesa, è iniziata la discesa a cui assistiamo oggi, che si manifesta in alcuni paradossi: «medici professionalmente insoddisfatti, cittadini preoccupati fino alla nevrosi per la propria salute; una medicina alternativa sempre più in voga e un vertiginoso quanto incomprensibile aumento della spesa sanitaria» (J. LE FANU, Ascesa e declino della medicina moderna, XIII.XIX).

 

In questo, come in molteplici altri campi, i successi ottenuti sono innegabili. Né viene meno tra le persone il ricorso abituale a tutto quanto il progresso mette a disposizione. Tuttavia si insinua un sentimento negativo di delusione per i limiti che permangono. Quanto si era sognato di realizzare era … di più. Il tempo per arrivare alla meta era stato stimato più breve. Ora si scopre che la vetta raggiunta è solo l’anticima, da cui si intravede che la cima è ancora lontana e forse irraggiungibile. «Che delusione!» - viene da dire.

 

Così avviene per molte conquiste sociali. Dopo ogni rovesciamento di dittatura può succedere di ritrovare in breve tempo una situazione altrettanto critica. Alle battaglie e ai sacrifici indescrivibili per la liberazione, seguono nuove difficoltà. Raggiunto un obiettivo, l’orizzonte si allarga e la forza d’animo è messa alla prova. Come afferma il teologo Eberhard Jüngel: «Il progresso esiste solo e sempre in singoli punti, non esiste un progresso totale» (Cfr. D. MIETH, Che cosa vogliamo potere? Etica nell’epoca della biotecnica, Queriniana, Brescia 2003, 535). È una condizione che accomuna i vari livelli di progresso della persona, della società, delle tecnologie.

 

Alla delusione per questo fatto, si aggiunge talvolta la noia. Dopo gli iniziali entusiasmi al veder migliorare se stessi e le condizioni di vita, può sopraggiungere un sentimento di assuefazione. Trovarsi continuamente di fronte a nuovi modelli, sempre più evoluti, di smart-phone, di applicazioni, di programmi … può a lungo andare soffocare la capacità emotiva di stare al passo, di desiderare e attendere. 
Anche nei campi della medicina o della vita domestica o dei servizi l’offerta continua di innovazioni apre la strada a condizioni spirituali di ristagno. Mentre alcuni si perdono nell’eccitata e affannosa rincorsa dell’ultimo modello, altri restano bloccati nel loro arido scetticismo, che li fa morire di sete in una piazza dalle cento fontane, dopo essersi convinti che ognuna di esse non è altro che un miraggio per cui non vale la pena muoversi.

 

La via del progresso umano passa attraverso l’esperienza dei limiti. Non perché l’umano si debba fermare davanti ad essi, ma perché deve misurarsi con essi! Per rilanciare la fiducia nel progresso non è necessario credere ciecamente che ogni limite sarà superato, ma occorre andare oltre la condizione emotiva di delusione e di noia. Al posto di esse va creata una disposizione umile a migliorare ciò che è possibile, a darsi tempi ragionevoli, ad accettare ciò che ogni limite insegna. In questo modo i limiti incontrati perdono il loro potenziale distruttivo e mostrano al contrario quello costruttivo. Diventano come un campo da gioco che garantisce il divertimento proprio con la chiarezza delle linee che lo delimitano. Senza questi limiti, i giocatori si perderebbero nel rincorrere il pallone tra mari, monti e colline dell’intero pianeta. Dentro il campo, invece, il gioco si perfeziona e i giocatori diventano bravi!

 

Il progresso umano non finisce con i limiti incontrati, ma riceve nuovi impulsi da questa esperienza. Deve però vigilare sulla tentazione di trasformarsi in attivismo e trasformismo compulsivo, alimentati dall’angoscia per il vuoto interiore derivato dalla delusione e dalla noia per la condizione umana. Sia i movimenti sociali sia le tecnologie devono trovare la strada del progresso, senza scivolare sul versante degli attivisti senza freno o su quello dei delusi che, a causa delle sconfitte subite, si chiudono nel disprezzo degli uomini e del mondo intero. Dare un volto umano al progresso comporta di saper riconoscere quelle che sono solamente maschere e illusioni, per fare le proprie scelte su che cosa perseguire.

 

Ecco alcuni esempi per rilanciare il progresso nel contesto di un’umanità delusa e annoiata. La condizione cronica di fame nel mondo, la corruzione presente nelle istituzioni, le ingiustizie sociali, la corsa agli armamenti sono limiti di fronte a cui arrenderci oppure sono limiti in cui giocarci? La solitudine delle donne nelle gravidanze coatte, a rischio, non desiderate … oppure quella degli ammalati più gravi, degli ultra anziani e di tutte le vittime di morte sociale (sfruttati e trasformati in oggetto di mercato) sono limiti di fronte a cui non si può fare nulla oppure sfide per progredire umanamente?

 

Si potrebbero compilare pagine intere di condizioni limite che affliggono l’umanità odierna. L’elenco però potrebbe alimentare ulteriormente il senso di fallimento, di impotenza, di delusione. Oppure provocare impeti rivoluzionari distruttivi. Non è questo lo scopo del progresso. E’ affrontare i limiti. L’operazione preliminare è fissare delle priorità, con lo scopo di mantenere viva la cultura della speranza nel progresso. Non tutto può essere ottenuto, ma ogni passo sulla via del miglioramento vale come incoraggiamento per altri. La domanda della responsabilità è: «Quali tra i limiti della condizione umana dobbiamo e vogliamo superare per primi?». Fissare delle priorità non esclude che la ricerca del progresso resti aperta anche su altre strade. I criteri dell’urgenza e dell’utilità non sono gli unici, ma valgono per indicare un’attenzione e per non lasciarci commettere troppi errori.

 

In ogni percorso di progresso personale, sociale, tecnologico dovrebbe esserci la disponibilità ad ascoltare le sofferenze umane, come anche la consapevolezza che ogni risposta ad esse è limitata. Questa duplice attenzione umanizza la ricerca del progresso.

 

Giuseppe Pellegrino

Scuola diocesana formazione teologica (Cuneo)

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