Teologia dal basso
Teologia dal basso

focus del mese

Infinita apertura

L’umanità contemporanea si è affacciata sulla propria adolescenza. È da questa età della vita che «consegue il sentimento che il mondo sia ampiamente aperto e la forza illimitata; quindi l’aspettativa che la vita possa offrire in misura incalcolabile, e la fiducia nella capacità di realizzare qualcosa di grande» (R. Guardini).  La molla del progresso umano è questo sentimento di infinita apertura.

 

Se vale questa equazione tra l’adolescenza dei singoli e quella del mondo, vale anche una scelta preliminare, quella di mettere da parte gli stereotipi negativi sull’adolescenza che affliggono la cultura contemporanea. Essa guarda all’adolescenza prevalentemente con la preoccupazione sociale del controllo: «Si trascura che il disagio esistenziale dell’adolescente – quindi la condizione di fragilità psicologica, di disorientamento, di malessere – è soltanto il possibile aspetto di un’età contrassegnata dai temi del cambiamento, della ricerca, della sperimentazione di nuovi percorsi di vita. Come tale, il suo manifestarsi è da valutare fondamentalmente in termini di potenziale di crescita» (L. PATI, Livelli di crescita, La Scuola, Brescia 2016, 131). E’ il medesimo sentimento con cui molto spesso si affrontano i temi del progresso contemporaneo con una preoccupazione unilaterale rivolta al controllo delle conseguenze.

 

L’etica della responsabilità richiede certamente il controllo di tutto ciò che gli umani fanno sul piano delle conseguenze per gli altri e per il futuro. Ma questo punto di vista non può essere l’unico. Va integrato con un’intelligenza pedagogica capace di accompagnare in questa fase di sviluppo valorizzandone tutte le potenzialità. Certamente il mondo moderno non si deve trasformare in un super-bullo distruttore, ma neppure va tenuto in una condizione infantile. Va fatto progredire secondo le leggi dello sviluppo umano, compresa quella dell’infinita apertura.

 

L’aspetto più delicato è il collegamento tra infinità e forza. Nell’adolescenza le due esperienze si presentano insieme e questo costituisce sia la risorsa, sia la fonte dei problemi. Il modo con cui è scoperta l’infinità nell’adolescente è nuovo perché è associato ad un’esperienza di potenza, che deriva dal suo corpo in trasformazione. La medesima associazione è avvenuta per l’umanità contemporanea che ha aperto gli occhi sull’infinito in modo nuovo. Le grandi scoperte scientifiche sull’infinità dell’universo hanno aperto una nuova fase di sviluppo umano per il fatto di essere state associate ad una nuova coscienza di potenza trasformativa.

 

Lo sguardo adolescenziale che si protende sull’infinito vede dissolversi i limiti che gli erano precedentemente imposti. L’umanità contemporanea ha di fronte a sé questa scoperta di limiti che si dissolvono. La sterilità non è più un limite insuperabile per chi desidera avere figli. La morte non è più il limite di fronte a cui arrendersi in caso di malattie gravi. La perdita delle facoltà cognitive o di attenzione non è più un dato a cui arrendersi. La stessa mortalità potrebbe risultare una condizione umana destinata ad essere superata … Ne risulta l’incanto dell’adolescente, ma anche il suo disorientamento. E’ la confusione del mondo contemporaneo lanciato con entusiasmo sul treno del progresso, ma anche preoccupato del proprio futuro.

 

La novità delle tecnologie contemporanee è soprattutto questa: esse non si presentano innanzitutto come la soluzione di problemi pratici, ma soprattutto come promesse di miglioramento della condizione umana. Il perfezionamento dell’umano è il grande obiettivo perseguito. Chiamato talvolta enhancement, altre volte post-umano, oppure anche cyborg ciò che viene intravisto è un progressivo superamento di quei limiti che la cultura umana aveva dato per insuperabili. Entro quei confini aveva sviluppato le proprie rappresentazioni del mondo e dato significato alle azioni umane. E’ tracotanza volerli superare? È un affronto agli dei?

 

In ogni adolescente si può trovare traccia di tracotanza, ma questo esito non è né inevitabile, né definitivo. Il progresso contemporaneo ha bisogno di sentire su di sé uno sguardo critico, ma anche incoraggiante. La società stessa ha bisogno di essere provocata dall’audacia adolescenziale del progresso. Va riconosciuta come un antidoto ad ogni forma culturale di chiusura o di stagnazione. E questo non solamente perché le applicazioni potrebbero tornare utili. Ma per un apprezzamento della ricerca e dello sviluppo in quanto attività umane.

 

Non c’è automatismo tra innovazione e progresso umano. I processi vanno governati, ma non semplicemente controllati! L’idea di una governance del progresso esprime l’obiettivo di non mortificare la crescita del sistema, per volerne controllare i singoli aspetti. Si tratta di una sguardo complessivo, come quello che l’educatore deve saper mantenere sull’adolescente. La domanda sull’intero percorso di vita (dove sta andando?) prevale rispetto a quella sul singolo comportamento (che cosa sta facendo?).

 

Con questo non si intende giustificare ogni trasgressione né privare i singoli comportamenti del loro significato simbolico, ma ricordare che aprirsi verso l’ampiezza infinita del mondo e delle possibilità umane è un compito assegnato dal Creatore agli esseri umani. Un simile cambiamento di cultura potrebbe promettere risultati migliori rispetto ad atteggiamenti mentali dominati dalla paura.

 

Giuseppe Pellegrino

Scuola diocesana formazione teologica (Diocesi di Cuneo)

dettaglio iscriviti alla
  newsletter
Commento al
vangelo della settimana